"2 Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù. 3 Non avere altri dèi oltre a me. 4 Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. 5 Non ti prostrare davanti a loro e non li servire, perché io, il SIGNORE, il tuo Dio, sono un Dio geloso; punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, 6 e uso bontà, fino alla millesima generazione, verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti."

La Bibbia (Esodo 20:2-6)

Nelle mani di Gesù

Testimonianza di Fabio B.


Sono nato in una famiglia che solo per tradizione si definiva cristiana, ma che in realtà non conosceva affatto Dio. Una casa nella quale il nome di Dio era insultato e bestemmiato. A Dio si davano tutte le colpe per quello che non andava bene. Tutto questo fino all’età di dodici anni.

Dio non ci aveva dimenticati, e fu cosí che un giorno, nel negozio di parrucchiere dei miei genitori, il Signore mandó una Sua figliuola. Questa sorella non era venuta appositamente per parlarci di Dio, ma i figli di Dio non si riposano mai, e sono sempre pronti a dare una parola di testimonianza.

Fu cosí che palando ad una nostra cliente, le sue parole colpirono “involontariamente” il cuore di mia madre. Mentre discutevano, la cliente affermó: “se solo Dio guardasse giú su questa terra, forse tante cose brutte non accadrebbero.”, a questa frase, la sorella seppe rispondere in maniera semplice, ma guidata dallo Spirito Santo del Signore, e disse: “cara signora, certo che Dio guarda giú, ma siamo noi che non alziamo il nostro sguardo verso Lui.”. Queste semplici parole fecero breccia nel cuore di mia madre che stava vivendo un periodo davvero buio nella sua vita.

In quei mesi la mia famiglia stava lottando contro la depressione di mia madre, una donna sull’orlo del suicidio, che non vedeva alcuna speranza nella sua vita e voleva farla finita. Ma questo non era il disegno di Dio.

Dopo quella breve discussione in negozio, fummo invitati da altri fratelli della chiesa evangelica per una cena a casa loro. Ricordo che mentre gli adulti parlavano di questo Dio vivo, restavo incantato ad ascoltarli e nel mio cuore iniziavo a sentire la differenza rispetto a tutti gli insegnamenti della chiesa cattolica che avevo ricevuto fino ad allora.

Si parlava di un Dio pieno d’amore, di un amico, qualcuno con cui parlare quotidianamente. Una figura molto lontana dalla severità e dalla rigidità della religione tradizionale. Quella sera si fece parecchio tardi, e cosí assecondai l’invito di queste persone che mi proposero di dormire a casa loro per poi andare l’indomani in chiesa, per soddisfare la mia curiosità.

Quella domenica mi sentivo particolarmente bene, sicuramente Dio stava preparando il terreno per parlare al mio cuore. Andammo in chiesa, noi ragazzi non fummo presenti al culto, perché per la nostra fascia d’età si svolgeva una scuola domenicale, in cui potevamo studiare gli insegnamenti della Bibbia.

La lezione fu molto interessante; in quel periodo avevo l’abitudine di andare al catechismo, nell’oratorio della parrocchia del mio paese, e pensavo che la lezione si svolgesse all’incirca allo stesso modo. Fui molto sorpreso di scoprire la semplicità della Bibbia, l’accessibilità di questo libro meraviglioso. La maniera in cui l’insegnante ci spiegava le tribú d’Israele. Non era affatto qualcosa di pesante o annoiante, ma riusciva a carpire tutta la mia attenzione.

Il culto finí, e cosí anche la nostra lezione di scuola domenicale. All’uscita della chiesa, fui grandemente stupito dall’affetto che tutti i fratelli mi manifestarono. Ero stato abituato a crescere in un mondo dove le persone sono ostili, diffidenti, sospettose e restai davvero meravigliato nel vedere tutte queste persone che mi stavano mostrando il loro interesse, il loro amore, in una maniera sincera e non finta. C’era in loro qualcosa di diverso, qualcosa di bello che li rendeva speciali ai miei occhi.

Tornai a casa felice. Quella mattina avevo fatto una bella esperienza, qualcosa che non mi sarei mai aspettato la sera prima. Ritrovai la mia famiglia, la nostra classica domenica triste, senza senso. Quel pomeriggio parlai tanto con mia madre, della mattina trascorsa in chiesa e riuscii a trasmetterle un po’ del mio entusiasmo. Fu molto incuriosita dalle mie parole, e decise che la domenica seguente mi avrebbe accompagnato anche lei in chiesa.

La domenica successiva andammo entrambi in chiesa, io tornai alla scuola domenicale e mia madre partecipó al culto. Il Signore la stava aspettando, fu quella stessa domenica che Gesú entró potentemente nel suo cuore. Ricordo che da quella sala di culto uscí un’altra persona. È incredibile quello che Dio puó fare in solo un’ora e mezza di tempo.

Mia madre accettó il Signore, e fu istantanea la liberazione dalla depressione. Il suo cambiamento mi colpí molto e mi fece realizzare che tutto quello che ci avevano detto i fratelli in precedenza, non erano soltanto belle parole, ma era tutto vero. Dio esisteva veramente, ma non solo, si interessava alla nostra vita, ai nostri problemi al punto da intervenire e cambiare la nostra misera condizione.

Continuammo cosí a frequentare la comunità, le belle esperienze si susseguivano una dopo l’altra; inizialmente eravamo solo noi due a partecipare ai culti; dopo poco anche la mia sorellina espresse il desiderio di venire con noi. Per mio padre fu un po’ piú difficile seguirci, almeno inizialmente.

Anche se mi faceva piacere andare in chiesa ed ascoltare la Parola di Dio, in quel periodo non ritenevo opportuno andare oltre nel mio rapporto con il Signore, sapevo che Egli era lí pronto ad ascoltarmi, ad esaudire le mie preghiere, ma non mi ero ancora preoccupato dell’esperienza della Salvezza. Trascorsero in questo modo circa due anni.

All’età di quattordici anni, iniziai a frequentare la scuola superiore, mi trovai d’un tratto catapultato in un universo che non mi apparteneva. Gli ultimi due anni passati frequentando la comunità, avevano fatto crescere in me dei sentimenti positivi; dei sentimenti di amore, rispetto, comprensione, lealtà. Non fu facile trovarsi confrontato a dei ragazzi che erano animati da sentimenti completamente opposti a quelli che sentivo nel mio cuore. Molti di questi ragazzi erano arrabbiati con la vita, volevano imporsi su gli altri, mostrando aggressività e violenza. Anche in quelle circostanze Dio si prendeva cura di me, e mi ha sempre protetto, evitandomi di fare delle brutte esperienze.

Stando a contatto con questa triste realtà, mi resi conto che il mondo senza Dio non andava da nessuna parte, e che non era questa la vita che volevo per me. In fondo si stava bene in chiesa, si stava bene alla presenza di Dio ed iniziai cosí la mia ricerca personale della Salvezza.

In quel periodo si parlava molto in chiesa della Salvezza, un miracolo che solo Dio puó realizzare nel cuore dell’uomo; ma che cos’era veramente? Come potevo io, un ragazzino di quattordici anni, sperimentare quelle parole?

Iniziai a frequentare le riunioni con un’altra predisposizione di cuore, cresceva in me il desiderio di Dio, di conoscerLo di piú; tutte le mie preghiere avevano una sola richiesta: “Signore salvami!”.

Fu una domenica, dopo una predicazione sulla sofferenza di Gesú alla croce, che realizzai l’esperienza della Salvezza in me. Ricordo che in quei momenti, mi sentivo colpevole, avevo compreso che anche io ero stato la causa di quei chiodi, di quei lividi, degli sputi e delle ingiurie che Gesú dovette patire.

Mi assalí un senso di angoscia, un senso profondo di smarrimento. Anche se non avevo commesso dei peccati particolarmente gravi, ricordo che mi sentivo davvero “sporco” davanti all’Amore puro che Gesú aveva manifestato per me.

Feci una preghiera, implorando Dio di salvarmi, di avere pietà di me, di quello che ero, Gli chiesi di mettere nel mio cuore la certezza di andare in cielo con Lui. Gli chiesi scusa, perché mi rendevo conto che non meritavo quell’Amore incondizionato. Mi rendevo conto di non meritare quella meravigliosa condizione di: figlio di Dio.

Eppure Dio ebbe pietà di me, dopo la mia preghiera, sentii chiaramente un senso profondo di liberazione, di pace, di sicurezza e di approvazione. Nel mio cuore si faceva spazio una condizione di benessere, di appagamento; avevo l’impressione di camminare come su di una nuvola. Fino a quel momento nulla mi aveva mai fatto sentire in quel modo. Gesú mi aveva salvato.

Circa un anno piú tardi espressi, al mio pastore, il desiderio di battezzarmi in acqua secondo gli insegnamenti biblici (in età adulta). Il pastore acconsentí al mio battesimo, anche se ero molto giovane, ma aveva visto in me l’opera di Dio. Il 9 giugno del 1996 scesi nelle acque battesimali. Ricordo che per quell’occasione i battesimi si svolsero nel fiume Ticino (MI). Fu per me una bellissima giornata, non solo per il sole che splendeva alto in cielo, ma perché potevo, in quel modo, testimoniare a tutti della mia appartenenza al Signore.

Dopo il battesimo iniziai a servire Dio nella comunità, piccoli lavoretti mi permettevano di fare qualcosa di concreto per il Signore. Avevo in me un senso di gratitudine verso Dio e avevo bisogno di adoperarmi per ringraziarLo. Il Signore mi accompagnava giorno dopo giorno, potevo vedere la Sua mano agire nella mia attività scolastica, in seno alla mia famiglia e nei miei problemi d’adolescente. Sapevo di non essere mai solo.

In tutto questo mio padre era assente. Era un uomo preso dai suoi problemi lavorativi, una persona che non riusciva a piegare il suo orgoglio davanti a Dio. Non ci ha mai impedito di frequentare la comunità, ma nonostante questo, la sua mancanza iniziava a farsi sempre piú pesante.

Fu proprio a causa di un problema particolare nel suo lavoro, che mio padre si incuriosí ed inizió a venire in chiesa. Anche lui venendo al culto fu compunto dallo Spirito del Signore ed arrese il suo cuore a Gesú.

Eravamo finalmente una famiglia felice, unita nel Signore. Quando penso che solo qualche anno prima, rischiavamo di essere una famiglia distrutta. Dio aveva grandemente operato nella nostra casa.

Verso l’età di diciassette anni iniziai a servire Dio nel coro della comunità. Questo nuovo servizio mi diede la possibilità di viaggiare insieme ad altri giovani della chiesa e fu cosí che venni per la prima volta in Svizzera, a Ginevra.

Entrai in contatto con la Missione Evangelica Italiana, ed in una di queste uscite incontrai Eva, una ragazza che in seguito divenne mia moglie. Anche in questa esperienza, potei sentire la guida di Dio nel nostro rapporto ed in seguito nel nostro fidanzamento. Le risposte del Signore erano sempre puntuali ed incredibilmente chiare.

Dio ci mise al fianco l’un l’altra, e ci permise anche di vivere insieme la meravigliosa esperienza del battesimo nello Spirito Santo. Fu proprio in Svizzera, durante una riunione di evangelizzazione che fummo entrambi battezzati. L’appello era per quelle coppie che avevano il desiderio di servire insieme il Signore, e che ricercavano l’unzione di Dio per un servizio efficace.

Ricordo che a quelle parole ci guardammo, ed andammo avanti. Non ci prendemmo per mano, forse per una questione di pudore. Quando il servo di Dio venne verso noi, non sapeva che eravamo fidanzati, eppure, tra tante persone, prese le nostre mani e le mise insieme. In quel momento ricevemmo lo Spirito Santo.

Ora ringrazio Dio, per tutto quello che ha fatto nella mia vita e, per come ancora oggi è Fedele nei miei riguardi ed in seno alla mia famiglia. Nel mio cuore è ancora forte il desiderio di mettermi a Sua disposizione per continuare a servirLo come Egli vuole.

“Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove” (II Corinzi 5:17)

Il Signore ti benedica